Dott. Riccardo Amedeo Preziosi

Psicologo - Psicoterapeuta

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Attacco di panico e sofferenza psicologica: una prospettiva psicoanalitica

L’attacco di panico è una delle esperienze psicologiche più intense e spaventose che una persona possa vivere. Il cuore accelera improvvisamente, il respiro si fa affannoso, possono comparire vertigini, senso di soffocamento, tremori e la sensazione di stare per morire o perdere il controllo.

Molte persone raccontano di non riuscire a capire perché sia accaduto. Spesso non individuano una causa precisa e rimangono sorprese dal fatto che il corpo possa reagire in modo così drammatico.

Da una prospettiva psicoanalitica, tuttavia, l’attacco di panico non viene considerato soltanto come una manifestazione di ansia intensa. Esso può rappresentare il segnale di una sofferenza più profonda, che riguarda il modo in cui la persona entra in contatto con le proprie emozioni e riesce a dare loro significato.

Molti pazienti che soffrono di attacchi di panico descrivono con grande precisione ciò che accade nel corpo, ma incontrano maggiori difficoltà nel riconoscere ciò che stanno vivendo sul piano emotivo. Le emozioni appaiono confuse, lontane o difficili da nominare. In alcuni casi sembra quasi che il corpo esprima qualcosa che la mente non è ancora riuscita a comprendere.

La psicoanalisi contemporanea ha dedicato molta attenzione a questi fenomeni. Diversi autori hanno osservato che, per poter affrontare le emozioni più intense, non basta provarle: è necessario poterle riconoscere, comprenderle e inserirle all’interno della propria storia personale. Quando questo processo incontra delle difficoltà, alcune emozioni possono rimanere prive di significato e manifestarsi prevalentemente attraverso il corpo.

Le prime relazioni della vita svolgono un ruolo importante nello sviluppo di questa capacità. Attraverso l’esperienza di essere compresi, accolti e aiutati a dare un senso a ciò che si prova, il bambino costruisce progressivamente la possibilità di comprendere il proprio mondo interno. Quando questo processo incontra ostacoli significativi, alcune esperienze emotive possono rimanere poco integrate e più difficili da gestire nei momenti di stress o cambiamento.

Non è un caso che il primo attacco di panico compaia spesso durante passaggi importanti dell’esistenza: l’ingresso nell’età adulta, l’inizio di una relazione significativa, la nascita di un figlio, una separazione, un lutto, un cambiamento professionale o una crisi personale. Sono momenti che richiedono una trasformazione del proprio equilibrio psicologico e che possono riattivare antiche fragilità.

In questa prospettiva, il panico non è soltanto un sintomo da eliminare. Può essere considerato il segnale di una difficoltà più ampia nel dare voce, significato e rappresentazione ad alcune parti di sé.

La psicoterapia psicoanalitica si propone di comprendere il significato che il sintomo assume nella storia della persona. Attraverso il dialogo e la relazione terapeutica diventa possibile esplorare le emozioni che precedono o accompagnano gli attacchi, comprendere le situazioni in cui si manifestano e collegarle progressivamente alla propria esperienza di vita.

Nel tempo, ciò che inizialmente si presenta come una sensazione corporea incomprensibile può diventare qualcosa che può essere riconosciuto, pensato e raccontato. Il lavoro terapeutico favorisce quindi una maggiore capacità di comprendere le proprie emozioni, di tollerarle e di attribuire loro significato.

In questo senso la terapia non mira soltanto alla riduzione dei sintomi, ma alla costruzione di una maggiore conoscenza di sé. L’obiettivo è aiutare la persona a trovare parole e significati per aspetti della propria esperienza che fino a quel momento avevano trovato espressione soprattutto attraverso il corpo.

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